Chiesa Evangelica Metodista di Piacenza-Cremona

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ultimo aggiornamento 15 nov 2018

storia dei metodisti

chi siamo


La
Chiesa Metodista con i suoi quasi 70 milioni di fedeli è oggi la Chiesa protestante più diffusa in tutti i continenti e si caratterizza ovunque per la sua profonda spiritualità, per il suo dinamismo evangelistico e per la sua marcata sensibilità ai problemi etici, sociali e politici.

Il
movimento metodista nacque nel XVIII secolo ad opera del Pastore anglicano John Wesley (1703-1791) come movimento di Risveglio religioso e sociale che coinvolse dapprima Inghilterra e Nord America e poi, per l'attività dei suoi missionari, si diffuse ben presto in Europa e nel resto del mondo.

Tutta la storia del Metodismo è derivata da una felice intuizione teologica di
John Wesley. E cioè che la rivelazione dell'amore di Dio per l'uomo è una verità interiore che si palesa nell'esperienza della carità umana. Questo significa che l'Evangelo incarnato nel Cristo - che Dio ha amato l'uomo indipendentemente da quello che egli è - acquista un valore sociale e diventa impegno di vita. Di qui la massima coerenza tra messaggio e azione. Separare l'opera missionaria di Wesley dal suo pensiero teologico' che ne è il propulsore non è perciò possibile. Una cosa non può essere intesa senza l'altra: sono interdipendenti. l'assioma metodista è che Dio ha dato tutto (e questo è dottrina teologica) per cui tutto noi dobbiamo dare (e questo è impegno sociale). C'è dunque un collegamento indissolubile tra la salvezza ricevuta come dono gratuito in Cristo e la salvezza offerta come dono riconoscente al fratello.

La diffusione del Metodismo nel mondo è dovuta senz'altro a questa sua impostazione teologica: come è facilmente dimostrabile deducendolo dalle numerose opere di Wesley stesso - i suoi 40000 sermoni, il suo diario, la sua corrispondenza con personaggi religiosi e politici impegnati come lui nella lotta contro la piaga dell'alcolismo, il sistema economico dello schiavismo e la pratica sociale della schiavitù, i libri da lui scritti o tradotti per le scuole che andava istituendo, la creazione delle prime "Scuole domenicali", vanto oggi di tutto il protestantesimo per la preparazione religiosa dei minori - e come infine traspare dagli scritti dei suoi seguaci e da quelli dei suoi detrattori.

Da tutto ciò è facile rendersi conto di che cosa abbia rappresentato il Metodismo nel mondo; del valore di alcuni suoi uomini e del peso che essi hanno avuto nel passato, come lo statista William Wilberforce strenuo propugnatore nel Parlamento inglese delle leggi antischiaviste, - e che hanno tutt'ora nell'economia dei vari paesi, particolarmente nell'emancipazione delle culture del Nuovo e del Terzo Mondo, come Nelson Mandela.

E' un dato di fatto che nel momento in cui si stava formando in Inghilterra il ceto operaio, e nelle fabbriche nascenti e nelle miniere lo sfruttamento anche dei minori arrivava a limiti esplosivi, Wesley e i suoi pastori hanno volutamente svolto il loro ministero presso le classi più disagiate e più esposte. Né possiamo tralasciare di dire che il Laburismo e il Sindacalismo inglesi hanno avuto la loro culla nelle Cappelle metodiste, e che al Congresso generale delle "Unions" del 1872 la metà degli oratori erano predicatori metodisti.

Oggi il Metodismo mondiale è particolarmente coinvolto con tutto il protestantesimo nell'impegno per la "Giustizia, la pace e la salvaguardia dei creato".

Peculiare caratteristica del Metodismo poi è l'avere accanto ai pastori consacrati un rilevante numero di predicatori laici, uomini e donne, i quali, adeguatamente preparati teologicamente, svolgono un importante ruolo nella evangelizzazione ed ovviamente nella predicazione. Fin dal tempo di Wesley, non poche donne provenienti da tutti i ceti sociali, vincendo dimostrazioni di ostilità e non pochi pericoli materiali, cominciano a predicare e il loro crescente successo ne portò alcune a intraprendere studi e a diventare predicatrici autorizzate.

America

Quando il Metodismo varcò l'Atlantico aveva ormai 25 anni di vita. La sua espansione, dopo un primo modesto inizio, fu rapida e non fu dovuta soltanto al concetto che Wesley aveva di una parrocchia mondiale: "La mia parrocchia è il mondo", ma soprattutto alla massa dei predicatori metodisti itineranti la cui attività missionaria, svolta soprattutto a cavallo e per lunghe distanze, si sviluppò a tal punto da essere importante per la storia di quel continente. La loro vita dura e la loro intraprendenza di "cavalieri erranti" della fede fecero nascere tipici "slogans" sul loro conto. Quando scoppiava un uragano, per esempio, si usava dire: "Con un tempo simile non c'è sicuramente nessuno fuori, tranne i corvi e i predicatori metodisti"! Leggendario rimane anche il loro apporto spirituale e religioso che accompagnò la penetrazione dei primi rudi pionieri verso l'Ovest.

Wesley aveva avuto esperienza diretta e personale della situazione dei Neri in America e si impegnò nella condanna dello schiavismo con conferenze, opuscoli, sottoscrizioni, comizi onde sottoporre all'opinione pubblica l'urgenza di prendere posizione al riguardo. Furono così fondate due Università nere, ed un ex schiavo fu il primo vescovo metodista nero

L'indipendenza politica degli Stati Uniti portò con sé la necessità di avere in America anche una Chiesa metodista autonomamente organizzata. Nel 1784 fu costituita in America la 'Chiesa metodista episcopale', così chiamata dal nome dato al pastore eletto per un dato periodo di anni alla carica di Presidente, Chiesa che convive fraternamente nel mondo con la "Chiesa metodista wesleyana", originaria d'Inghilterra

Italia

In Italia la penetrazione del Metodismo, anche se presentatosi per primo tra le missioni agganciate a Stati la cui libertà era ormai di antica tradizione, fu tardiva. Se ne ha notizia fin dal 1816 quando un mercante metodista inglese con la copertura dell'acquisto di cappelli di paglia a Firenze, finì nelle maglie della polizia locale per aver distribuito clandestinamente delle Bibbie; e un altro colportore (distributore di Bibbie per conto di chiese protestanti) clandestino, spintosi non si sa con quali mezzi e con quanto coraggio fino a Roma, tornando in patria aveva prospettato alla Società Missionaria wesleyana la possibilità di un lavoro evangelistico proprio in quella città! Ma solo nel 1852 con la venuta in Italia dell'ex seminarista di Ivrea Benedetto Lissolo, convertitosi in Inghilterra alla Chiesa Wesleyana, comparvero i primi missionari, e solo una decina di anni dopo il Metodismo cominciò ad avere qualche pallido rilievo. Fondatore riconosciuto del Metodismo in Italia fu il giovane pastore
Heary James Piggott (1831-1917) che dal 1861 dedicò l'intera sua vita a quest'opera. Stabilitosi in un primo tempo ad Ivrea, passò poi a Milano dove fondò un Istituto per ragazze, e da dove estese l'opera in Lombardia e in Emilia. Stabilitosi poi a Padova estese l'opera nel Veneto per scendere poi a Firenze e a La Spezia. Nel 1868 le statistiche presentate alla prima Conferenza di quella che sarà la Chiesa Evangelica Metodista d'Italia furono: 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592 allievi nei corsi d'istruzione scolastica.

L'unità d'Italia fu la grande occasione attesa da tutto l'evangelismo. Nel 1873 la Società missionaria episcopale di New York inviò in Italia il pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che si stabilì prima a Modena e poi a Bologna da dove estese l'opera in tutta la penisola. Piggott e Vernon si accordarono quindi perché i due rami del Metodismo mondiale agissero in Italia sempre in modo complementare nella fondazione di chiese come di opere sociali. Nel 1946, poi, i due rami si fusero da noi in un unico corpo: la "Chiesa Evangelica Metodista d'Italia".

Passati i tempi particolarmente sfavorevoli, nel trentennio a cavallo del secolo l'impegno metodista fu notevole con la fondazione di scuole diurne e serali, di Circoli culturali, di giornali e, soprattutto, nell'assistenza materiale e spirituale in alcuni luoghi con maggior concentrazione di manodopera sovente importata e perciò maggiormente bisognosa di aiuto.

Ad esempio: prima del 1868 a Padova accanto alla chiesa è fiorente un Istituto con scuola elementare mista, scuola superiore e una scuola tecnica. Nel 1892 ad Omegna fu iniziata un'opera di sostegno per gli operai della filanda locale; ne nacque in seguito la chiesa di Omegna. Dal 1898 al 1906 a Iselle, per gli operai impegnati nel traforo della galleria del Sempione, e per le loro famiglie, furono organizzati: un asilo infantile, una scuola elementare con pasto meridiano gratuito, una sala di riunione e corsi serali di istruzione per adulti. Ne nacque in seguito la chiesa di Domodossola. Dal 1901 al 1903 a Milano, per gli operai provenienti dall'entroterra della regione e per quelli immigrati dal Sud, in occasione della elettrificazione dei trasporti urbani, fu istituito un servizio di promozione sociale e fu iniziata un'opera di evangelizzazione. Ne nacque in seguito la seconda chiesa metodista di Milano. Nel 1903 a Salerno fu attuato un progetto di assistenza e di aiuto per gli operai delle vicine filande. Ne nacque in seguito la chiesa di Salerno. Nel 1907 a Eboli sorse una organizzazione a sostegno materiale e spirituale della classe contadina locale. Dal 1906 al 1910 il medesimo aiuto fu portato nel vicentino e nel novarese alle locali comunità contadine, e a Montorfano agli scalpellini delle locali cave di granito. Nacquero così tre piccole chiese.

Le chiese metodiste con le loro attività sociali ed assistenziali oggi esistenti in Italia sono il frutto e la prosecuzione di quest'opera iniziata quasi 150 anni fa, e l'attuale presenza metodista nel nostro paese può essere così quantificata:

39 comunità o chiese con una popolazione complessiva di circa 5000 aderenti.
opere sociali: 'Ecumene' Centro evangelico per la gioventù, Velletri (Roma); Centro evangelico di servizio: Villa S. Sebastiano (AQ); Centro sociale 'Emilio Nitti' (NA); 'Casa Mia' Centro sociale per adolescenti e bambini (NA); 'Casa Materna' Istituto per bambini e centro accoglienza emigrati (NA); Centro cristiano per l'infanzia e scuola materna Scicli (RG).
Vari Circoli culturali.
Impegno socio assistenziale in collaborazione con altre chiese evangeliche: per esempio l'ospedale 'Villa Betania' di Napoli.
Partecipazione ad organismi nazionali, mondiali ed ecumenici: Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI); Conferenza delle chiese europee (KEK); Consiglio mondiale metodista (WMC); Consiglio ecumenico delle chiese (CEC).
L'integrazione nel 1979 delle chiese metodiste in Italia con le chiese valdesi non ne ha modificato i lineamenti dottrinali.






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