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ultimo aggiornamento 19 lug 2018
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temi centrali della teologia

John Wesley

1. Il problema del peccato
Gli esseri umani sono creati a immagine di Dio (Gen.
1,27) e destinati a vivere in armonia con Dio e con le altre
creature. Penso che, a questo punto,sia interessante ricordare
che secondo Wesley l'immagine di Dio in noi ha tre
aspetti: l'immagine naturale, che implica l'immortalità,
la libera volontà,l'intelligenza,il discernimento,l'immunità
dal dolore; l'immagine politica, che significa che gli
esseri umani governano ("Abbiano dominio",Gen. 1,26)
sulle altre creature; l'immagine morale, che significa che
gli esseri umani sono creati in santità e giustizia, e ciò
implica amore, gi u s t i z i a , m i s e ri c o rd i a , ve ri t à , p u re z z a
( E f. 4,24). La più importante è l'immagine mora l e, p e rch é
è quella che più delle altre ci rende simili a Dio. Tutto
questo è andato perduto con il peccato. In ori gine gli esseri
umani erano in grado di distinguere ciò che è giusto da
ciò che è sbagliato. La loro vita era organizzata attorno
all'amore.
Liberi di godere di Dio e della creazione. Liberi di fare
delle scelte circa il loro destino. Erano felici. Nella situazione
umana a un certo momento accadde qualcosa di
tragicamente sbagliato. Leggendo la Bibbia, investigando
la storia, osservando ciò che succedeva attorno a sé,
guardando anche profondamente in se stesso,Wesley si
rese conto della profonda discrepanza tra come Dio aveva
p e n s ato gli esseri viventi e come sono: " Tutti hanno peccato
e sono privi della gloria di Dio" (Rom. 3,23).
Il peccato si manifesta in due modi:
a. Siamo colpevoli di offesa contro Dio.Alcuni sono atei
o disprezzano Dio. Altri dimenticano Dio, trascurano
il culto, la preghiera, i sacramenti e la Bibbia. Altri
cedono all'idolatria, amano le cose e le creature più
del Creatore e pongono la soddisfazione dei propri
desideri al di sopra della volontà di Dio. Sostituiscono
l'amore di Dio con l'amore per il denaro, del potere,
del piacere. Interessante espressione di Wesley: essi
sono "unhinged", scardinati da Dio. Il peccato li ha
allontanati da Dio e li ha ripiegati su se stessi.
b. Inseparabile dall'offesa nei confronti di Dio è l'offe -
sa contro il prossimo e contro qualsiasi essere umano.
Praticano l'ingratitudine, la vendetta,l'odio,l'invidia,
la malizia, la mancanza di cari t à , l ' i n d i ffe re n z a , l a
negligenza. E non solo portano la responsabilità dei
l o ro peccati pers o n a l i ,ma anche sono partecipi su larga
scala dei sistemi malvagi che si oppongono alla vo l o n t à
di Dio, come, per esempio, fare la guerra e opprimere
il povero (I Giov. 3,15-17). Il peccato è una malattia
universale che fiacca e mortifica la vita umana.
Abbiamo bisogno del Medico Divino che può restit
u i re la salute alle nostre anime e ri n n ova re in noi
l'immagine di Dio (sermoni Original Sin, 1759; On
the Fall of Man, 1782).

2. La grazia preveniente
We s l ey ha sviluppato come pochi la teologia della
grazia vista non come un bene da conserva re ge l o s amente
o da amministra re,ma come Dio in azione mediante
il suo amore di cui cerchiamo ora di perc o rre re i
momenti essenziali secondo la sensibilità spiri t u a l e
we s l eya n a .
La risposta alla condizione disperata dei peccat o ri è
la grazia div i n a , l ' i m m e ri t at o , il non guadag n ato amore
di Dio all'opera nel mondo. La grazia preveniente è uno
d egli aspetti di questo amore. "Grazia preve n i e n t e " ,
l e t t e ralmente "la grazia che viene prima" (to come
b e fo re). Dio viene a noi per primo. Dio cerca noi pri m a
a n c o ra che noi cerchiamo lui. We s l ey usa anche l'espre ss
i o n e : " grazia prep a rat o ri a " , cioè la grazia che ci prep ara
al perdono di Dio e a una vita santa. We s l ey cre d eva
che la "grazia preveniente" fosse pre s e n t e, m e d i a n t e
l ' o p e ra dello Spirito Santo, in og nuno. Soleva dire della
grazia "libera in tutti, l i b e ra per tutti" (sermone Fre e
G ra c e, 1 7 3 9 ) .
La grazia preveniente o prep a rat o ria di Dio ci dà consapevolezza
("Ci sveglia", dicevaWesley) circa la serietà
della nostra condizione di peccato, ci indica la via della
nuova vita, ci rende liberi di accettare l'offerta di perdono
e di riconciliazione di Dio, ci guida al pentimento e
al cambiamento. Senza la grazia preveniente non saremmo
liberati dall'influenza del peccato per ri s p o n d e re all'offerta
di perdono e di vita nuova di Dio (I Giov. 4,19). Qui
ha inizio la nostra santificazione.
Pur sostenendo che ogni uomo e ogni donna ri c evono
questa grazia preve n i e n t e,We s l ey ammetteva , p e r ò ,
che si può perd e re questo dono da parte di chi "estingue
" lo Spirito. E questo succede quando anno dopo
anno la grazia di Dio viene ri ge t t ata dalla nostra vita.
La grazia preveniente tra s fo rma pure il nostro modo di
c o n s i d e ra re gli altri. Immaginiamo la diffe renza di at t eggiamento
se noi guardassimo alla gente o alle culture
d ive rse dalle nostre non con occhi pieni di superi o ri t à
e di pregi u d i z i o , ma ch i e d e n d o c i : "Come lo Spirito di
Dio sta conducendo questa persona o questa cultura
ve rso Cri s t o ? " .
A questo punto dobbiamo fa re alcuni accenni alla nozione
di p re d e s t i n a z i o n e,questione molto controve rsa ai tempi
di We s l ey. Questi era d'accordo con Calvino sulla maggi o r
p a rte dei temi teologi c i ,ma non sulla pre d e s t i n a z i o n e. La
p redestinazione era comunemente così interp re t ata. Il
p e c c ato ha completamente distrutto la libertà della vo l o n t à
umana. Dal momento che gli esseri umani sono totalmente
i n c apaci di ri s p o n d e re a qualsiasi offe rta del perd o n o
d iv i n o , Dio decide prima della loro nascita coloro ch e
d evono essere perd o n ati per grazia e a cui deve essere
a c c o rd ata una nu ova vita, e coloro che da tutto questo
e rano esclusi. We s l ey ri t e n eva inaccettabile questa concezione
della pre d e s t i n a z i o n e, in primo luogo perché non
e ra scri t t u ra l e. Ed elencò tutta una serie di obiezioni. Questa
concezione rende inutile la predicazione dell'eva n ge l o .
Pe rché dov remmo pro cl a m a re la Buona Nove l l a , se Dio
ha già scelto prima della nascita coloro che devono essere
p e rd o n ati? Inoltre, questa predestinazione scoraggia la
ri c e rca di una vita santa. Le persone non sentono più il
b i s ogno di dive n t a re più mat u re nella fede e il loro impeg n o
per le buone opere viene scoraggi ato. La pre d e s t i n a z i o n e
è bl a s fema perché è un'alterazione di Dio. Invece di un
Dio di compassione, di gra z i a , di amore, cioè il Dio della
S c ri t t u ra , s u gge risce un tiranno ch e, c ru d e l m e n t e, p re cl ude
ad alcuni ogni risposta di grazia salvifi c a , p re d e t e rm inando
chi è perd o n ato e chi è irrep a rabilmente perd u t o
( s e rmone Free Gra c e, 1739). La grazia preveniente re s t ituisce
a ciascuno la libertà di ri s p o n d e re a Dio (Giov. 3,16).
We s l ey diceva che la grazia o l'amore di Dio è "libera in
tutti e libera per tutti". La questione della pre d e s t i n a z i one
dividerà nel 1740 il movimento metodista. Nascerà un
metodismo calvinista che avrà come ispirat o re G e o rge
Wh i t e fi e l d, grande pre d i c at o re e collab o rat o re di We s l ey.
Con il suo ri fiuto della pre d e s t i n a z i o n e,We s l ey si accostava
alle posizioni del teologo Jacopo A rminio (1560-1609),
posizioni che erano state condannate dal calvinismo uffi c i ale
nel Sinodo di Dord re cht (1618-1619). Per A rminio la
grazia di Dio era gratuita e per tutti:non vi era alcun meri t o
umano che potesse conquistarla. Nello stesso tempo però,
rive s t iva la massima importanza che l'essere umano potesse
e sapesse cog l i e re questa gra z i a : il fatto di accettarl a
e ra quindi considerato indispensabile per gli arm i n i a n i .
Ciò che ri c eviamo da Dio è grat u i t o , ma è indispensab i l e
che tendiamo la mano per ri c eve re il suo dono.
Wesley riteneva che Cristo fosse il predestinato e che
chi si avvicina a lui e accoglie il suo evangelo è reso partecipe
di quella stessa predestinazione. Il fatto di essere "in
Cristo" significava aver abbandonato la vecchia creatura
per rinascere a vita nuova (Gal. 2,20).

3. Giustificazione per fede o la grazia che salva e giustifica
La grazia preveniente di Dio ci prep a ra per una nu ova
vita. La grazia di Dio continua poi il suo perc o rso accog l i e nd
o c i , donandoci la guari gione di cui abbiamo bisog n o ,
i n t e rrompendo la presa del peccato e rimettendoci in
l i b e rtà. John We s l ey era un erede convinto e determ i n ato
di una delle idee cardine della Rifo rma del X V I s e c o l o :
la gi u s t i ficazione per fe d e. Per le nostre offese contro Dio
e il pro s s i m o , noi ingi u s t i , ci meritiamo l'ira e il gi u d i z i o
di Dio. Non siamo in grado di gi u s t i fi c a re noi stessi e con
le nostre pro p rie fo r ze non possiamo gi u n ge re a vive re
una vita santa. Pe rtanto dipendiamo costantemente dall'am
o re di Dio che ci accoglie e ci perdona (Rom. 5,1-5).
La gi u s t i ficazione è intimamente collegata a Gesù Cri s t o
nel quale Dio è all'opera per la nostra salvezza. Gesù è il
Dio uomo, ve ro Dio e ve ro uomo, la cui opera pri n c i p ale
è ri c o n c i l i a rci con Dio. La vita, la morte e la ri s u rrezione
di Gesù sono la nostra gi u s t i fi c a z i o n e. L' e s s e re re s i
giusti in Cri s t o è l'inizio della vita cristiana. &EGRAVE la port a
della ve ra re l i gi o n e. We s l ey si at t e n d eva che i tutti i cre d e nti
passassero da questa porta. Egli guard ava a Gesù come
il p ro fe t a , s a c e rdote e re. Gesù, il pro fe t a , ha disch i u s o
per tutti la volontà di Dio. Con la sua mort e, G e s ù , il sacerd
o t e, ha offe rto se stesso in sacri ficio per il nostro peccato
e opera come nostro mediat o re; il giusto a favo re deg l i
i n giusti. Per la sua ri s u rre z i o n e, c o n t i nua presenza fra di
n o i , Gesù è il re che regna fino a quando non avrà posto
ogni cosa sotto il suo dominio (Fil. 2,9-11; Ap o c. 17,14).
D i o , in Cri s t o , fa per noi qualcosa che noi non possiamo
fa re da noi stessi e per noi stessi (A Letter to a Roman
C at h o l i c, 1749). Siamo gi u s t i fi c at i , resi gi u s t i , p e rd o n ati
e ri c o n c i l i ati con Dio sulla base della nostra fe d e. M a
quale è la nat u ra della nostra fede? Non è semplicemente
c re d e re in astratto che Gesù è il Salvat o re dell'umanità.
Non è solo cre d e re che un Dio esiste. Non è un concetto
razionale e speculat ivo senza vita. &EGRAVE una disposizione del
c u o re. La fede è una realtà vitale e dinamica. Una fe d e
ge nuina e autentica è totale fiducia e abbandono alla gra z i a
di Dio, resa evidente nella persona e nell'opera di Cri s t o
come pro fe t a , s a c e rdote e re (sermoni The Scri p t u re Way
of Salvat i o n, 1765; On Fa i t h , H eb r. 11 6, 1788; The Lord
Our Righteousness, 1 7 6 5 ) .

4. La nuova nascita o la grazia che rigenera
We s l ey ha enfat i z z ato l'importanza dell'esperi e n z a
personale dell'accoglienza per fede della grazia giustificante.
La giustificazione per fede e la nuova nascita sono
inseparabili. La giustificazione è l'opera che Dio compie
per noi, la nuova nascita (Giov. 3,1-10; II Cor. 5,17) è
l'opera che Dio compie in noi. Siamo risvegliati a una
vita nuova. Gli occhi spirituali sono aperti per riconoscere
la presenza e l'amore di Dio. Possiamo udire Dio
che pronuncia parole di sfida e di conforto. Il nostro spirito
è vivificato ed è pronto per vivere in comunione con
Dio e crescere nell'immagine di Cristo. La nuova nascita
è il frutto dell'opera dello Spirito Santo in noi. Mentre
Wesley era certo di questo evento, era altrettanto convinto
che nessuno conosce o può conoscere il modo in cui
lo Spirito lo realizza (sermone The New Birth, 1760). Lo
scopo della nuova nascita non è solo dare alle donne e
agli uomini un'esperienza straordinaria di Dio e colmarci
di buoni sentimenti e di buoni propositi. Non è fine a
se stessa. Essa è l'inizio di una nuova vita di santità, nella
quale i credenti sono più sensibili alla presenza di Dio,
alle condizioni del prossimo e al bisogno di vivere una
vita santa.
Tre sono i segni della nuova nascita:
a. La fede che è totale fiducia che in Dio, per i meriti di
Cristo, i nostri peccati sono perdonati e così siamo
riconciliati con Dio.
b. La speranza è la testimonianza dello Spirito Santo che
siamo veramente figli di Dio. Il peccato non ha più
alcun potere su di noi.
c. L'amore non generico, ma profondo e crescente per
Dio.
We s l ey aggi u n ge : "Il necessario frutto di questo amore
di Dio è l'amore per il nostro prossimo, per ogni anima
che Dio ha creato; senza eccezione per i nostri nemici,
senza eccezione per coloro "che ci insultano e ci perseguitano";
lo stesso amore con il quale amiamo noi stessi,
e amiamo la nostra anima" (sermone The Marks of the
New Birth, 1748).

5. Certezza o la grazia che convince
"Se Dio vuol far sapere all'uomo che i suoi peccati
gli sono rimessi, è sicuro che saprà fargli intendere la sua
voce; altrimenti il suo parlare sarebbe vano. Questa è la
base sulla quale si fonda la dottrina metodista della cert e zza.
Wesley chiarisce: "Per certezza intendo (se proprio
devo usare questa espressione) la fiducia dell'uomo in
Dio, nel fatto che, per i meriti di Cristo, i suoi peccati gli
sono rimessi ed egli torna riconciliato nella sua grazia""
(Sergio CARILE, Attualità del pensiero teologico metodi -
sta, Torino, Claudiana, 1971).
Coloro che, per fede, sono accolti dalla grazia di Dio
e ri c evono la nu ova vita, d iventano figli di Dio.Le Scri t t u re
insegnano (specialmente Rom. 8,16: "Lo Spirito stesso
attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di
Dio"), e l'esperienza lo conferma, che lo Spirito reca nei
credenti la costante testimonianza che essi godono di una
nuova condizione davanti a Dio. Questa è chiamata la
"testimonianza dello Spirito Santo". "Lo Spirito testimonia
al mio spirito che io sono un figlio di Dio; che
Gesù mi ha amato e ha dato se stesso per me; che tutti i
miei peccati sono stati cancellati e che io,proprio io, sono
riconciliato con Dio" (sermone The Witness of the Spirit,
1746). La certezza è la consapevolezza interiore che i
peccati sono stati rimessi, la gioia di una vita accolta da
Dio, la certezza della salvezza. Questo non può essere
oggetto di orgoglio e di vanto. Sarebbe fuori luogo. Non
è qualcosa da esibire, da mettere in mostra. &EGRAVE semplicemente
un altro dono della grazia di Dio che pone le basi
per la nostra crescita nella santità. Le sue conseguenze
i m m e d i ate sono: a m o re, gi o i a , p a c e, p a z i e n z a , b o n t à ,
fedeltà, temperanza (Gal. 5,22-23).
"L'unico modo che il credente ha per dimostrare a sé
e agli altri che la sua certezza non è futile vanto o una
p resuntuosa affe rm a z i o n e, è quello di tra d u rla in un
comportamento diverso da quello che egli teneva prima
di possederl a , e sempre più consono al suo essere di ri s c attato
" (CARILE, op. cit. p. 80).
Vale la pena di ricordare qui l'esperienza di Aldersgate
Street a Londra. "La sera andai riluttante a una riunione
in Aldersgate Street [si trattava di una riunione dei Fratelli
moravi; N.d.A.]. Qualcuno,al mio ingresso,stava leggendo
la prefazione di Lutero alla Lettera ai Romani. Circa
un quarto d'ora prima delle nove, m e n t re l'officiante stava
d e s c rivendo il cambiamento che Dio opera nel cuore
dell'uomo mediante la fede in Cristo, sentii il mio cuore
stranamente riscaldato. Sentii che andavo riponendo la
fiducia per la mia salvezza in Cristo e in Cristo soltanto
e fui certo che Egli aveva lavato i miei peccati, i miei, e
che mi aveva liberato, me, dalla legge del peccato e della
morte" (Wesley annotò sul suo Journal che ciò accadde
alle ore 20.30 del 24 maggio 1738). Qui sono contenute,
in sintesi,la teologia e la spiritualità Wesley. Le sue radici
bibliche e riformate, la sua esperienza personale della
grazia di Dio. Questo fu lo spartiacque della sua vita spirituale.
La grazia di Dio lo aveva incontrato e conquistato.
G razia preve n i e n t e, gi u s t i ficazione per fe d e, nu ova
n a s c i t a ,c e rtezza di essere dive n t ati figli di Dio: la gra z i a
di Dio è all'opera , è in cammino per fa rci torn a re a ess
e re quelli che egli ha voluto che fossimo secondo la
sua volontà nella sua cre a z i o n e, e che noi abbiamo spre c ato
con il nostro peccato. Con la guida di Dio stiamo
p rocedendo sulla via della santifi c a z i o n e, q u i n d i , d e l l a
p e r fe z i o n e.

6. Santità di cuore e di vita o la grazia che santifica
Il culmine della teologia e della spiritualità di Wesley
è la santità di cuore e di vita, quella che gli scrittori biblici
e i pensatori cristiani hanno definito "santificazione".
A tale proposito, vale la pena di rileggere Rom. 6,9-22;
II Cor. 7,1; Ef. 4,12-13; Ebr. 12,14. Queste sono alcune
delle fonti bibliche di Wesley. La santificazione è presente
nella teologia di Lutero, per il quale l'essere umano
gi u s t i fi c ato è ch i a m ato a pro d u rre opere bu o n e, ed è pre s e nte
in Calvino, per il quale ha importanza la forma che
p rendono nel contesto etico i frutti dell'opera dello Spiri t o
Santo nel credente. Un gravoso bagaglio culturale cattolico
romano pesa sulle parole "santo" e "santificazione",
e congi u ra nella costruzione di un certo immagi n a ri o
mentale che tutti noi, in part i c o l a re come italiani, c o n o s c i amo
molto bene. Nel NuovoTestamento la prima cosa che
notiamo è che i santi sono tutti i membri di una chiesa di
Gesù Cristo: I Cor. 1,12. Siamo tutti chiamati a essere
santi. Santo non è che un altro termine per dire "cristiano
". &EGRAVE essere parte del popolo di Dio. Gente che segue
nella vita una diversa tabella di marcia indicata dall'evangelo
del Regno. Questa è la diversità che ci fa santi. E
nessuno può essere santo di propria iniziativa o con le
proprie forze. Non siamo santi per la nostra moralità, a
causa della nostra forza di carattere o autodisciplina. E
neppure per il fluire della nostra testimonianza o preghiera.
Siamo chiamati a essere santi. La santificazione è stata
per Wesley un concetto fondamentale nel corso di tutta
la sua vita,il motore della sua predicazione. I suoi sermoni
sono densi di spiegazioni sulla natura della santificazione
e di esortazioni a ri c e rc a rla e a prat i c a rla. A s c o l t i a m o
ancora una volta Wesley stesso. Nel 1734 scrisse a suo
padre: "Con santità voglio intendere non il digiuno, non
un ascetismo corporale o alcun altro mezzo per giungere
a migliorarsi,ma quello stato d'animo interno del quale
tutti questi mezzi sono espressione e servi; voglio dire un
rinnovamento dell'anima a immagine di Dio, una spontanea
umiltà, m a n s u e t u d i n e, p u re z z a , fe d e, s p e ranza e amore
per Dio e gli uomini " (Lettere, I, 167). Nel 1768
scriveva a un suo corrispondente:"Non avete mai imparato
da me, né in una conversazione, né in una mia predicazione,
né in un opuscolo stampato, che la santità consista
in una sovrabbondanza di gioia. Ho detto costantemente
l'opposto. Ho detto che la santità è l'amore di Dio
e del nostro pro s s i m o , l ' a m o re di Dio sugge l l ato nel nostro
cuore, la vita di Dio nell'anima dell'uomo, lo stesso senti -
mento che è in Gesù Cri s t o, sentimento che ci rende cap a c i
di camminare nel modo in cui Egli camminava" (Lettere,
V, 101).
Per Wesley ci sono una santità interiore e una esteriore,
personale e sociale. Pur essendo inseparabili, conviene
esaminarle distintamente.
La santità interi o re c o m p o rta l'affi d a rci completamente
a Dio, orientare la nostra vita su Dio, farla orientare
da Dio. Credere, amare, lodare, imitare, obbedire a
Dio. Un continuo abbandono fiducioso alla grazia di Dio
e l'uso dei suoi doni per diventare ciò che egli desidera
che diventiamo e che siamo. La santità interiore è impossibile
senza il sostegno della grazia resa disponibile
mediante i doni di Dio. Esaminiamo la nostra vita, ci
pentiamo dei nostri peccat i ,c o l t iviamo i doni dello Spiri t o
in noi, cerchiamo la presenza di Dio per approfondire la
nostra fede, la nostra speranza e l'amore. &EGRAVE un processo,
una crescita quotidiana per gradi. Un percorso, appunto,
nel quale cresciamo nella "grazia e nella conoscenza del
nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo" (II Pie. 3,18).
Significativo, a proposito, il titolo dato da Wesley a un
suo sermone: On working out our own salvation. Elaboriamo
la nostra salvezza, facciamo emergere tutte le sue
potenzialità affinché produca tutti i suoi frutti.
La santità esteriore ha a che vedere con il modo in cui
mostriamo il nostro amore per Dio nel nostro amore per
il prossimo, ricordando che il prossimo è chiunque altro,
qualunque persona. Sulla base della Scrittura, per Wesley
il cristianesimo è essenzialmente una religione sociale.
Facendone una religione solitaria la distruggiamo. Essa
non può esistere se non viene tradotta e vissuta nei rapporti
con gli altri. Non si può tenerla nascosta. "Una religione
segreta, che non può essere osservata non può essere
la religione di Gesù Cristo. Non è cristianesimo" (sermone
Upon our Lord, 1748). Wesley spiega frequentemente
i modi in cui la santità esteriore è visibile al prossimo.
Ci sono pensieri e atti empi che devono essere evitati,
come invidia, giudizi affrettati, intemperanza, ignoranza
dei bisogni del prossimo. In positivo, ci sono degli atteggiamenti
santi che viviamo nelle nostre relazioni con gli
a l t ri , come la pazienza, la ge n e ro s i t à , la ge n t i l e z z a ,l ' ab n egazione,
il sacrificio e il desiderare il meglio per il nostro
prossimo. Dobbiamo amare non soltanto Dio, ma utilizz
a re tutti i mezzi che Dio ci mette a disposizione per
amare gli altri nello stesso modo (Lc. 10,27). La santità,
b e n ché nella sua pienezza sia in Cri s t o ,è "data con misura "
agli esseri umani. &EGRAVE gra d u a l e, come pensava We s l ey,
qualcosa in fieri che deve giungere al suo compimento.
"Fa' giustizia alla tua anima: dalle il tempo di crescere"
(Lettere, IV, 103; cfr. I Pie. 2,2).
La perfezione è il punto di arrivo di una vita santa, è
la "piena santifi c a z i o n e " , per usare un'espressione di
Wesley (Mt. 19,21; Mt. 5,48; I Giov. 4,18). Su questo
concetto c'è stato molto fraintendimento e ci sono state
molte controversie, sia ai tempi di Wesley sia in seguito.
La perfe z i o n e, così come We s l ey la intendeva ,non è libert à
dall'ignoranza, dall'errore, dalla tentazione, non è una
sorta di infallibilità. Non ha il significato della parola latina
"p e r fe c t u s" :p rivo di erro ri , senza dife t t i , senza peccato,
che non gli fa difetto alcuna virtù, che ha già raggiunto
lo scopo. Meglio il greco "téleios" (Mt. 5,48: siate
p e r fe t t i ,"t é l e i o i" ) ,p e rché è una parola che implica pro c e sso,
crescita,viaggio:tendere all'armonia,portare a termin
e, c o m p i e re, c o m p l e t a re, p e r fe z i o n a re, p ro p o rsi di raggi u nge
re un punto fi n a l e. Tutto ciò può essere raggiunto perch é
è il traguardo di quel percorso guidato e sorretto dalla
grazia di Dio, la piena santificazione, la piena maturazione
spirituale. Con l'aiuto di Dio possiamo raggiungere
la purezza di cuore, il dono più grande dello Spirito
mediante il quale l'amore diventa la sostanza stessa della
nostra vita; noi abbiamo la mente di Cristo e camminiamo
come egli camminò (sermoni On love,1737; C h ri s t i a n
Perfection, 1741; On Perfection, 1784). "La perfezione
che insegno è perfetto amore: amare Dio con tutto il cuore
e ricevere Cristo come Profeta, Sacerdote e Re che unico
regna sui nostri pensieri, parole e azioni" (Lettere, IV,
157). Giovanni MIEGGE, commentando Mt. 5,48 parla di
"uomo che vive in totale dedizione a Dio, la consacrazione
senza riserve al Signore" (Il Sermone sul monte,
Torino, Claudiana, 1970).
La santità del cuore e della vita, con il suo scopo di
raggi u n ge re l'amore perfe t t o , è sostenuta e nu t rita da
quelle che Wesley definisce "works of piety" (opere di
pietà) e "works of mercy" (opere di grazia). Nel suo Plain
Account of Christian Perfection, Wesley ci dice che la
p e r fezione è ave re il cuore pieno d'amore : "Ama il Signore
Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con
tutta la mente tua". "Ama il tuo prossimo come te stesso"
(Mt. 22,36). Avere il cuore ricolmo dell'amore di Dio.
Lasciarci governare nelle parole, nei pensieri,nelle opere
dal puro amore di Dio. Solo l'amore di Dio e per Dio,
che per primo ci ha amati, può espellere dal nostro cuore
il genere sbagliato di amore per sé, quell'egocentrismo
che è il primo peccato del quale abbiamo bisogno di essere
lavati. Solo la forza gravitazionale dell'amore di Dio può
spingerci a uscire dal nostro egocentrismo e farci entrare
nel raggio di una nuova orbita in cui la nostra vita ruota
intorno a Lui. E allora siamo veramente liberi di amarci
gli uni gli altri.
Indubbiamente, una delle cose che più impressionano
in Wesley è la sua battaglia per diventare come Dio lo
voleva, cioè crescere verso la perfezione cristiana con la
guida di Dio. Un percorso che per lui fu tutt'altro che
piano e facile. La sua biografia va letta anche e soprattutto
da questo punto di vista. Egli non fu un teologo
cristiano o un bravo ecclesiastico che viveva al di sopra
dei conflitti e dei tumulti del mondo. Guardava con realismo
gli ostacoli, i dubbi, i fallimenti e le crisi cui lui e
tutti i credenti devono far fronte. C'erano momenti nei
quali possedeva quella fede fiduciosa che dovrebbe caratterizzare
la vita cristiana. Altre volte si sentiva spiritualmente
destituito e debilitato, e concludeva di non essere
più un cristiano. Era consapevole del fatto che la vita
cristiana ha le sue vette e le sue vallate oscure. Era consap
evole delle minacce che incombono sulla santità del
cuore e della vita. I cristiani devono lottare contro le tentazioni
di ogni genere, alcune delle quali sembrano irresistibili.
Abbiamo spesso a che fare con dei diversivi che
deconcentrano la nostra anima da Dio. Parole e atti che
ingiustamente feriscono il nostro prossimo, oppure che
lo dimenticano. Tutto ciò minaccia seriamente il nostro
cammino con Cristo sulla via della santificazione e della
perfezione. I cristiani devono sempre vigilare per non
retrocedere dal loro impegno a crescere all'immagine di
Cristo. Dal momento che non sono esenti dal peccato, i
cristiani comprendono l'importanza del pentimento e del
bisogno continuo del perdono di Dio. Se essi procedono
verso una santità più elevata e alla maturazione di fede,
sanno che lo possono fare soltanto per la grazia di Dio.
Per quanto possiamo crescere, in questa vita non raggiun42
geremo mai una perfezione impeccabile. Saremo sempre
di gran lunga al di sotto della gloria di Dio. Dobbiamo
sempre vivere come chi confessa i propri peccati e le
proprie insufficienze: la grazia preveniente (preparatoria)
li rende pronti per la nuova vita in Cristo; la grazia
giustificante li introduce in essa; la grazia santificante li
sostiene, li incoraggia e li fortifica.






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